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Storia dell' Istituto "Alfonso Casanova"

Le prime vicende dell'Istituto sono indissolubilmente legate alla vita del suo fondatore Alfonso Casanova (1840-1872) , così da non poter delineare la storia della scuola prescindendo dalla figura dell'educatore. Ultimo figlio di Francesco, Marchese di Casanova, Alfonso della Valle apparteneva a quel patriziato napoletano, liberale ed illuminato, i cui componenti furono definiti neo cattolici. Sensibile al problema dell'educazione dei fanciulli, viaggiò in Italia ed all'estero: Francia, Svizzera ed Inghilterra; insomma si sottopose  a quelli che oggi sono comunemente definiti viaggi di lavoro, con lo scopo di approfondire i metodi di insegnamento popolare e mettere a punto quel programma che lo attivò instancabilmente durante gli ultimi anni della sua breve vita: dare uno sbocco formativo ed insegnare un mestiere ai bambini usciti dagli Asili d'Infanzia. Questi Asili furono istituiti nel nostro paese nel 1862, un anno dopo l'avvento unitario. Accoglievano i bambini fino all'età di sette anni. La preoccupazione del buon Casanova era quella di assistere i bambini più indifesi e poveri appena usciti dagli Asili, inserirli nelle scuole comunali della città o nelle officine, dove però non fossero solo sfruttati, ma imparassero un mestiere, e seguirli quindi fin nelle pareti domestiche dove, nella maggior parte dei casi, avrebbero trovato genitori incompetenti e distratti dalla numerosa prole e da problemi contingenti.  Era il 1864 quando Casanova ed il suo gruppo di volontari cominciarono a riunire nei giorni festivi un folto gruppo di ragazzini in due locali della città: il 4 dicembre di quell'anno fu inaugurato il primo locale in vico Traetta ai Vergini; il 12 marzo del 1865 fu aperta una seconda casa nel convento di Piedigrotta. Oltre... ad impartire l'insegnamento religioso, si facevano letture educative e dilettevoli, si esaminavano i rapporti delle scuole, si lodavano i fanciulli volenterosi, si censuravano gli irresoluti, si orava, si cantava in coro, si vociava lietamente, fra il ludo ginnastico e il desco preparato a un sano e sodo rifocillamento... 

Insomma era una lodevole attività fondata sul modello delle Sunday's Schools inglesi. Tormentato dall'idea che il giorno successivo l'incantesimo sarebbe svanito e l'armonia si sarebbe dissolta con il ritorno alle improbabili scuole ed alle officine putride ed antigieniche, Casanova riuscì nel suo obiettivo così tenacemente perseguito: riunire sotto un unico tetto, quotidianamente, scuola, officina e tempo libero. Era il 1869. I locali erano quelli del Convento di San Domenico Maggiore, concessi dal Municipio della città. Nel 1865 furono soppressi gli Ordini Religiosi e l'enorme complesso conventuale, fatta eccezione di una parte lasciata ai frati, passò in proprietà del Comune. Così grazie all'aiuto parallelo del Re in primis, del Governo, del Municipio, della Provincia e del Banco di Napoli (vera e propria sponsorizzazione ante litteram), nel 1869 fu aperta l'Opera per cento allievi che in poco tempo si moltiplicarono.

Ogni allievo doveva sostenere un esame per l'ammissione in Istituto e pagava una tassa di una lira al mese, mezza se orfano di padre e nulla se di entrambi i genitori. Il programma che si svolge nelle scuole è il programma stabilito dal Governo e dal Municipio per le classi elementari; ma, essendo la scuola, dal 3° anno in poi, a tempo ridotto di due ore il giorno, per compiere l'intero corso s'impiegano più anni, ed il programma è in parte modificato secondo i bisogni speciali. Gli alunni studiano solamente nella scuola, non sono obbligati ad alcun lavoro da fare in casa, perché non sarebbe possibile, avuto riguardo alla loro condizione ed alle molte ore che passano nell'Istituto.Nel giorno dello Statuto del 1870 furono inaugurate le prime officine in forma ufficiale. Nel 1880 con Regio Decreto l'Opera fu eretta in Corpo Morale ed assunse il nome di Istituto Casanova per i fanciulli usciti dagli Asili in Napoli. Con questo nome l'Istituto conquistò medaglie e diplomi alle Esposizioni ed ai Congressi, Nazionali ed Esteri, cui fu invitato a partecipare. Dal Municipio ottenne una concessione perpetua ed irrevocabile per la sede che occupava. Dalla scuola uscivano: bronzisti, argentieri, legnaioli, armieri, meccanici, ebanisti, intagliatori, tipografi, costruttori di pianoforti, calzolai, legatori di libri, tornitori, orefici e meccanici orologiai.